La Chiesa

Origine e storia dell’edificio

Affresco ” San Martino e il povero”(Valtorta)

Gli storici fanno risalire al 1300 l’esistenza di una “cappella” a Cadorago.  Questa piccola chiesetta aveva la facciata rivolta verso nord, ovvero di fronte all’Ossario sulla via che conduce al cimitero. Nei secoli la nostra chiesa venne spesso ampliata e rinnovata. Di certo sappiamo che circa alla metà del 1800 il pittore Giovanni Valtorta (Milano 1811-1882) affrescò alle pareti del presbiterio la vita di San Martino, quando la pianta della chiesa era a croce greca.

Solo nel 1945, con l’allungamento della navata centrale assunse l’attuale pianta a croce latina.

Dopo il Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) per adottare le nuove norme liturgiche, venne collocato l’altare rivolto verso l’assemblea. In questi anni fu rifatta la pavimentazione interna e eretto il porticato esterno.

 

Interno

Madonna con Bambino

La cupola centrale circolare domina la parte absidale della chiesa , nella quale sulle pareti sono conservati gli affreschi del Valtorta che rappresentano, al centro, la figura di San Martino a cavallo ed in abiti militari, nel famoso atto di donare il mantello al povero. Alla destra dell’altare originario barocco,  uno dei tanti miracoli attribuiti al Santo e a sinistra la sua morte. Gli affreschi furono restaurati nel 1921 dal figlio dell’autore.

Sopra l’altare moderno in marmo nero nel 2008 è stato collocato un crocefisso, opera di Giuseppe Cordiano (Cantù 1957) , che per la sua crudezza ricorda l’arte del grande pittore cinquecentesco Matthias Grunewald .

Crocifisso (Cordiano)

Dello stesso artista i due pannelli laterali che raffigurano i santi Madre Teresa di Calcutta e San Pio da Pietrelcina.

Sotto la cupola al centro dell’abside una tela raffigurante la Crocefissione con San Francesco e Santa Teresa, dono dei coniugi Francesco e Teresa Marinotti  (1938?)

Alla sinistra della zona absidale un recente intervento ha consentito la creazione di una piccola cappella, per le funzioni invernali.

Nel transetto due cappelle: una dedicata al Sacro Cuore, l’altra alla Madonna del Rosario. Qui viene conservata ed adorata una statua settecentesca della Vergine, che da sempre viene accompagnata in processione per le vie del paese nel giorno a Lei dedicato in ottobre. In questa cappella notevole é il dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù, probabilmente ottocentesco, che pare provenga da un “catafalco” ovvero una struttura destinata ad ospitare le bara durante le cerimonie funebri.

Altrettanto pregevole nella cappella del Sacro Cuore un dipinto raffigurante una dolcissima Madonna col bambino del ‘600.

Lungo il transetto recentemente sono state collocate le formelle lignee della Via Crucis : intagliate nell’ulivo, sono opera di una cooperativa di artigiani cattolici di Bethlemme.

Da notare infine, nella parte della chiesa ampliata nel 1945 a sinistra ,oltre al fonte battesimale , le belle vetrate  realizzate dal Conconi, raffiguranti San Francesco, Sant’Agnese e Sant’Antonio , mentre nella navata destra dedicata alla Madonna raffigurano Sant’Antonio Abate, l’Angelo Custode e Sant’Euticchio.

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Esterno

La facciata attuale deriva da un intervento sostanziale effettuato nella seconda metà del secolo scorso, che vide la costruzione del porticato e il posizionamento sopra le porte di tre altorilievi del Demetz.

Le porte sono state realizzate da Santelia in rame sbalzato e raffigurano da destra: L’Annunciazione, il Figliol Prodigo e San Martino.

Il campanile , che termina con un cupola in rame, conserva cinque campane. I documenti ottocenteschi parlano della sostituzione di tre campane “screpolate” con una imponente raccolta di fondi organizzata dalla “Fabbriceria”. Alla fine se ne acquistarono cinque, che da Grosio in Valtellina raggiunsero Como sui comballi (battelli da trasporto) e issate con grande festa sul nostro campanile.

Durante la seconda guerra mondiale (28 aprile 1943) ne furono confiscate due , che vennero sostituite nel 1946 e saranno dedicate a San Martino e alla Madonna del Rosario .

Il loro collaudo fu affidato al Maestro Luigi Picchi, che definì il loro timbro: sonoro, possente e diffusivo.

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