HO AVUTO FAME……………….

Ho avuto fame

 

Risentendo il Vangelo del giudizio universale a un anno dalla conclusione del Giubileo della misericordia, viene da chiedersi se questo ha lasciato un segno nella nostra vita, se almeno un’opera di misericordia sia diventata una consuetudine, se nelle nostre scelte quotidiane la carità sia superiore a ogni altro criterio.

Sì: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati e prigionieri sono ancora nel mondo, non lontano da noi. Spesso la fame e la sete riguardano l’ascolto, l’affetto, la compagnia; o ancora la conoscenza, la fantasia, la gioia. Spesso le prigioni non sono materiali, ma della mente e dell’anima. E molte volte sono accanto, tra i nostri vicini e i nostri familiari, se non addirittura in noi.

Cristo è divenuto re dell’universo mettendosi a servizio dell’umanità. L’amore è la sua cifra, il buon pastore la sua immagine. Notiamo che egli va «in cerca della pecora perduta e riconduce all’ovile quella smarrita», fascia «quella ferita» e cura «quella malata». Ma non dimentica la «grassa e la forte», che pasce «con giustizia». Solo alla fine le giudicherà, separando «le pecore dalle capre». E il criterio sarà la presenza di concreti gesti d’amore nella nostra storia. Sarà questo a rendergli gloria, perché il nostro Dio non ha bisogno di nulla per sé, né lo vuole. Piuttosto, sogna di condividere l’eternità con ogni essere umano, da qualsiasi popolo venga, di qualsiasi religione sia. Per poter stare con Lui, però, dovrà aver imparato nella realtà terrena l’Amore che egli è.

 

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